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Strutture Fortificate Messinesi









Strutture Moderne


IL SISTEMA ANTINVASIVO DI FINE 800

Il sistema fortificato costiero permanente di Messina e dello stretto, è un complesso di opere fortificate staccate e distanziate tra loro dal corpo di piazza in base alle gittate massime utili delle artiglierie, e disposte in modo da battere efficacemente oltre che il settore affidato, anche eventuali infiltrazioni nemiche negli intervalli tra opera e opera. Il concetto di campo trincerato fu elaborato per la prima volta da Marc Renè de Montalambert (1714-1800) nel suo "Trattato sulle fortificazioni".
Tale sistema è qui identificabile in modo forse unico, da due fronti a mare contrapposti, costituiti in origine da un totale di 23 opere edificate sul territorio sia Siculo che Calabro tra il 1883 ed il 1890 circa), le quali all’epoca costituivano una delle 4 piazzeforti marittime più importanti d’Italia insieme a quelle di Mestre, Genova e La Spezia.
Esso rappresenta cronologicamente il penultimo sistema di difesa costiera antinvasiva, composto da manufatti protetti di grandi dimensioni, appositamente edificati in sostituzione, ed in alcuni casi integrazione delle tante fortificazioni precedenti erette nei secoli, allo scopo di difendere dalle incursioni nemiche quelle città marittime contraddistinte da una particolare importanza strategica.
Sul territorio Peloritano insistono 11 fortificazioni (di 14) integre, oggi visibili e più o meno ben conservate, altre 9 sorgono invece di fronte alle prime, sul versante opposto in territorio Aspromontano, parte nel comune di Reggio Calabria e parte in alcuni comuni della sua provincia. Del totale, ben 7 sorgono a controllo dell’accesso nord dello stretto.
La definizione di forte appare piuttosto generica e fuorviante rispetto alla funzione per cui tali opere sono state edificate, poiché nello specifico esse sono batterie in barbetta (almeno 4 pezzi di artiglieria) alte, a mezza costa per artiglieria da difesa antinave a puntamento diretto (con una sola unica eccezione per una batteria a tiro indiretto) e tiro principalmente curvo piombante.
Perfetto per l’epoca il mimetismo (l’aereo non era ancora stato inventato) protettivo e l’ubicazione di sicurezza (tale da trasformare la struttura in angolo morto), a varie altitudini tra la zona costiera e quella collinare. A differenza infatti dei sistemi costieri più vecchi che dovevano rispondere alle offese di artiglierie meno evolute e pericolose, il sistema antinvasivo di fine 800, pur sfruttando l’ubicazione elevata, ma non potendo esporsi ai tiri della artiglierie navali evolutesi anch’esse in maniera impressionante, necessitava di un maggiore sviluppo orizzontale ed una notevole protezione mimetica antiavvistamento fronto-laterale.
Le batterie componenti il sistema, sono il risultato di una impostazione strategica complessiva e centralizzata, presentando quindi precisi caratteri di correlazione territoriale, possono ben rappresentare la "fortificazione per natura", in cui è la conformazione orografica a definire le modifiche necessarie per aumentare le potenzialità difensive di un sito già forte per natura, modifiche apportate mediante l’aggiunta della fortificazione artificiale armata di artiglierie, considerate decisive per chiudere rapidamente i confini e troncare sul nascere ogni velleità del nemico.
E’ da ritenersi un potente apparato difensivo dotato di un doppio schieramento o linea di fronte a mare (un fronte per sponda) di batterie con campo di tiro incrociato, orientato in modo tale da coprire un settore di controllo prossimo al giro d’orizzonte, che come una sorta di anello difensivo era in grado di impedire efficacemente l’avvicinamento navale nemico.
L’orientamento per le opere sul versante Siculo si estende infatti da sudest ad ovest passando da est, nordest e nordovest, settore di controllo più ampio in quanto il territorio Messinese affacciandosi su due versanti (Jonico e Tirrenico) necessitava di un numero maggiore di opere, di cui un’aliquota minima (4) dedicata al versante Tirrenico. Ovviamente opposto l’orientamento per le batterie sulla sponda Calabra, aventi il compito di controllare il versante alle spalle di quello Siculo e viceversa.
Lo scopo in generale era quello di scoraggiare con la propria massiccia e minacciosa presenza, quelle potenze mosse da brame espansionistiche o qualsiasi altro malintenzionato che avesse tentato azioni di forzatura di uno dei due ingessi dello stretto, o cercato un punto di sbarco in rade ed insenature limitrofe. Fondamentale quindi il controllo del mare, che innescava il principio dell’interdizione dell’area al passaggio di flotte (anche commerciali) poco gradite attraverso lo stretto, inteso come fondamentale via di comunicazione e di passaggio da un versante del mediterraneo ad un altro.
In altre parole tale sistema difensivo era stato approntato per creare l’effetto sorpresa, consistente nell’avvistare, anticipare ed arrestare l’avanzata e l’avvicinarsi di navi nemiche, attraverso una pronta intercettazione e un rapido quanto pesante concentramento di fuoco a distanza, tale da cogliere impreparato il nemico e metterlo in grave difficoltà.
La piazzaforte dello stretto è identificabile come sommatoria di fortificazioni costiere e di difesa porto del primo periodo e della seconda generazione (fortificazioni terrapienate a prova di bomba non corazzate) aveva dunque il compito di colpire obiettivi in mare allo scopo di difendere lo stretto, con i sui due ingressi ed i relativi porti di Messina e Reggio. (senza tralasciare il controllo di altri porti complementari come quello di Milazzo).
La collocazione su rilievi ad altitudini variabili (min 90 m - max 1130 m), a ridosso della dorsale spartiacque dei Peloritani, e ad una distanza di sicurezza dalla costa (nello stesso periodo alcune batterie di cannoni erano state armate in fortificazioni più antiche, da utilizzare come batterie basse o meglio a pelo d’acqua), era appositamente studiata per facilitare l’avvistamento e l’abbattimento del bersaglio o eventualmente nello spazio a terra che intercorre tra le batterie della piazzaforte (in caso di un riuscito sbarco nemico), restando defilati, occultati e protetti dal rilievo stesso, che ne rendeva difficile sia l’individuazione sia il tiro da parte del nemico.
Tecnicamente l’eventualità di sbarchi era comunque alquanto improbabile o comunque molto difficoltosa, poiché all’epoca non esistevano adeguati mezzi e tecnologie che potessero consentire di formare velocemente teste di sbarco in qualsiasi luogo morfologicamente adatto, costringendo perciò l’eventuale attaccante a tentare di atterrare in zone già attrezzate come porti ecc, però potentemente difesi proprio per evitare simili accadimenti.

 

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