www.festungmessina.org
Strutture Moderne
Le artiglierie a tiro diretto, (a differenza di
quelle lunghe a tiro indiretto per batterie ad alto parapetto) erano
come accennato poste in barbetta e protette da un parapetto. Le batterie
costiere alte (oltre i 100 m) a tiro diretto in questione come la maggior
parte di quelle Italiane, armavano obici del tipo C (corto) o meglio
mortai da 280 cm GRC (ghisa- retrocarica e cerchiatura in acciaio),
lunghi 8, 9 o 11 calibri, con rigatura (64 righe) sinistrorsa
costante, montati su due sistemi di posizionamento differenti. Le batterie
"minori" armavano invece artiglierie a tiro teso di medio calibro
(solitamente 150 mm GRC).
Il sistema di posizionamento ed affustaggio dei pezzi cambiava con la tipologia
di piazzola, semicircolare a perno centrale o circolare a pozzo su piattaforma
girevole. La diversità dei tipi di piazzola dimostra la presenza
di calibri diversi, che potevano effettuare tiri con alzi differenti e dunque
parabolici o tesi a seconda della loro dislocazione, altitudine, distanza
dalla costa, distanza dall’obiettivo ecc.
Le artiglierie erano incavalcate su affusto da difesa rigido o a molle,
posto su un sottoaffusto a perno centrale, il quale poggiava sulle
rotaie di un paiolo mediante rotelle con intermezzo di molle discoidali,
rocchio di ghisa fissato ad una piazzola in muratura a meno di un metro
dal parapetto, munita di mozzo sporgente su cui s'investe il foro
del sottoaffusto, e rotaia di ferro trattenuta da cuscinetti di ghisa sulla
quale scorreva il ruotino posteriore del sottaffusto, utile alla
variazione della direzione del puntamento ed il brandeggio. la piazzola
poteva essere costituita o da un pozzo circolare con rotaia, sulla quale
era installata una piattaforma girevole a tamburo portante l'affusto.
La funzione dei sott'affusti era quella di guidare gli affusti nella manovra,
dando al pezzo la direzione conveniente (brandeggio) ed assistenza durante
il rinculo. In genere il sott'affusto era composto da un telaio sul
quale l'affusto poggiava con possibilità di scorrere nel senso della
lunghezza, sempre proporzionata all'ampiezza del rinculo del pezzo, ed anche
dotato di paranco al collo di una gru sostenuta da uno due dei fianchi,
agevolando così il sollevamento dei proietto fino all'altezza del
foro di caricamento. Anche la regolazione in altezza delle artiglierie era
fondamentale (ginocchiello = l’altezza da terra di un pezzo di
artiglieria del punto di snodo della bocca da fuoco) e quindi più
elevata a fronte di un piovente meno inclinato, in caso in cui la distanza
della batteria dalla costa fosse stata maggiore della gittata minima delle
artiglierie, meno elevata a fronte di un piovente più inclinato.
Le batterie dotate di grossi calibri armavano mortai con una lunghezza di
poco inferiore ai 3 metri, per un peso in batteria complessivo (sottaffusto,
affusto e bocca da fuoco) ii 24.000 kg circa (10.800 kg solo il mortaio
con otturatore). La gittata max. era di circa 9.000 m, max. utile tra
7800 e 8200 m, e minima variabile da 800 a 1650 m a seconda dell’altitudine
dell’opera, della distanza dalla costa e della sua morfologia. L’affusto
all’occorrenza poteva garantire un alzo minimo in depressione di –
10° ed uno massimo di + 75° circa, standard da +6° a +75,
la celerità di tiro era di 370 m/s.
Per quanto riguarda la tipologia di munizionamento, le batterie da costa
usavano proietti perforanti in ghisa indurita o di acciaio, capaci
di agire contro le corazze delle navi avente una lunghezza di circa 85 cm
ed un peso di 245 kg se caricati a polvere, 215 se caricati a fulmicotone
(esplosivo costituito da nitrocellulosa ottenuto trattando il cotone
con una miscela di acido nitrico e solforico).
I proietti perforanti scoppianti prendono il nome di granate perforanti,
in caso contrario sono generalmente dette palle a punta, i primi
trapassata la corazzatura agivano nell'interno delle navi scoppiando, le
palle invece provocavano effetti di sconnessione e frattura delle corazze
e delle loro parti di sostegno. Come accennato le due tipologia di artiglierie
(mortaio e cannone) indipendentemente dal calibro, avevano caratteristiche
assai differenti. Traiettorie curve-paraboliche per i mortai, con maggiore
efficacia durante la fase discendente del proietto, traiettorie tese per
i cannoni, con grande velocità e potenza iniziale.. La diversità
dei tipi di piazzola dimostra la presenza di calibri diversi, che potevano
effettuare tiri con alzi differenti e dunque parabolici o tesi a seconda
della loro dislocazione, altitudine, distanza dalla costa, distanza dall’obiettivo
ecc.
Al fine di rendere più completa l’eventuale azione di fuoco
delle batterie, non meno importanti erano da ritenersi i calcoli eseguiti
per cercare di rendere il più efficace possibile lo scoppio dei proietti,
o direttamente sull’obiettivo o nelle sue vicinanze. Infatti anche
il tiro effettuato direttamente in mare con proietti caricati con potenti
esplosivi (evitandone però il rimbalzo), a determinate condizioni
di distanza e profondità (con angoli inferiori ai 45°), poteva
arrecare gravi e fatali danni alle navi.
Strutture Moderne