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Castello Gonzaga
Tra le principali fortificazioni dal punto di vista storico/architettonico, prende il nome da colui che volle la sua edificazione su ordine del sovrano austro-spagnolo Carlo V, ovvero il vicere' Don Ferrante Gonzaga, figlio del marchese di Mantova ed Isabella d'Este, il quale considerava Messina come "la chiave del sistema di difesa del regno".
Questa straordinaria fortificazione costituisce l'esempio principale dell'evoluzione architettonica militare cinquecentesca della città, o meglio della transizione dalla vecchia concezione di castello a quella nuova, basata principalmente sul sistema di linee irregolari che sancirono il passaggio dalla difesa aggettante a quella radente, grazie alla quale si era in grado di produrre un fuoco incrociato e di infilata, escludendo gli angoli morti delle mura, affinche' ogni punto del perimetro difensivo venisse sorvegliato e fiancheggiato da un altro.
Vero gioiello di ingegneria militare cinquecentesca ubicato a "cavaliere" in posizione di sicurezza rispetto alla costa, al fine di evitare l'eccessiva esposizione all'avvistamento nemico, non è esteso verticalmente quanto i castelli medievali di vecchia concezione, a differenza dei quali non presenta più le ormai superate cortine murarie, intervallate o culminanti con torri, facili obiettivi di eventuali tiri nemici, sostituite da una cintura di più imponenti ed efficaci baluardi o puntoni che avvolgono completamente l'opera, conferendole difesa e capacità di tiro incrociato a 360 gradi. La struttura del castello Gonzaga è quasi interamente dedita alla sua funzione di difesa, interdizione e sbarramento, quindi potentemente fortificata e rinforzata, lasciando poco spazio in proporzione alle dimensioni, alla logistica, ridotta allo stretto necessario.
La sua funzione era ovviamente efficace per il controllo dei movimenti nello stretto ed in particolare del porto, a difesa da attacchi nemici, ma sorgendo fuori dalla cinta muraria (extra moenia) chiudeva insieme al vicino Castellaccio, quasi come una sorta "di fronte a terra", l'accesso alla città anche da tergo attraverso le colline, sbarrando il passo a tutte le vie che giungendo dall'esterno sino a Messina, rappresentavano un pericolo costante d'invasione del nemico, il quale avrebbe potuto facilmente sfruttare le aree collinari prospicienti la città per sferrare attacchi ed incursioni, ben protette dal tiro di artiglieria piombante effettuato da posizioni dominanti. La fine del "periodo turco" impedirà un uso concreto del Gonzaga, ma proprio la sua presenza ha di certo evitato attacchi alle spalle contro Messina.
Nel complesso l'opera conserva pressoche' intatte le strutture, dato che modestissimi interventi si sono registrati nel ‘700 (un corpo aggiunto), nel tardo ‘800 e durante la seconda guerra mondiale ( in questo periodo furono aggiunte anche alcune piazzole per mitragliera contraerea e fotoelettrica). Sono stati inoltre costruiti pilastri di sostegno dei baluardi sulle scoscese pareti meridionali del colle. Sul terrazzo sorge la modesta cappella settecentesca che presenta una targa marmorea del 1753 in cui il Vicere' Laviefuille avverte che il luogo non gode del diritto di asilo.
Molteplici sono gli eventi storici di cui è stata testimone i castello , come esempio la rivolta antispagnola del 1674 –78, o i moti del 1848, glie eventi del 1860-61, sino all' l'ultima guerra mondiale, nella quale il castello è stato sede del comando della Dicat (Difesa Contraerea Territoriale) e Milmart (Milizia Artiglieria Marittima), nonche' l'osservatorio principale che in guerra gestiva gli avvistamenti aereonavali, e coordinava le conseguenti azioni. Zona militare fino agli inizi del 1970, il castello venne dismesso e affidato dal Demanio dello Stato al Comune di Messina
Castelli e Torri