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Strutture Fortificate Messinesi









Strutture Moderne


LA DIFESA COSTIERA ANTINVASIVA

Per uno paese come l'Italia, non meno importante della difesa dei confini terrestri era quella relativa alle coste, ritenute da sempre fondamentali sia per la difesa che per l'attacco. La difesa costiera e portuale era una necessità che scaturiva dal concetto di controllo del mare, elemento che per le sue caratteristiche facilitava moltissimo le operazioni di potenze navali intenzionate ad effettuare incursioni in una determinata area.
A differenza della terra l'elemento mare rappresentava un' agevole via di comunicazione, priva di quei vincoli che invece rendevano logoranti se non impossibili le operazioni terrestri. Esso era il tramite fondamentale per i collegamenti e scambi commerciali tra civiltà, ma nello stesso tempo facile via per pericolosi avvicinamenti ed incursioni navali nemiche, che se riuscite avrebbero potuto mettere seriamente in crisi un determinato paese, a causa del dilagare di forze nemiche sulla terraferma e la conseguente penetrazione nel territorio. Da qui l'esigenza di controllare e difendere costantemente l’immenso sviluppo costiero Italiano, secondo le strategie e le tecnologie dell'epoca.
Per tali principi la fortificazione delle coste dei porti e degli scali commerciali più importanti, era un problema da non trascurare. Fu infatti ripreso dai tecnici militari già prima dell’unità d'Italia e riproposto dai generali Carlo e Luigi Mezzacapo a partire dal 1860. Essi si erano resi conto che fosse necessario fortificare tutte quelle aree marittime potenzialmente occupabili dal nemico oppure utilizzabili come riparo, luogo di sbarco ecc. Come infatti recitava la documentazione redatta dalla Commissione permanente della difesa generale dello Stato (23/01/1862), bisognava creare difese in tutti i porti e le rade ritenuti soggetti ad attacchi nemici.
La Sicilia era ritenuta luogo da fortificare in modo particolare, ma non era certo una novità il fatto che la più grande e strategica isola del Mediterraneo, ancor più della penisola Italiana già di per sé molto esposta ad attacchi dal mare, fosse considerata obiettivo principale di campagne di conquista nemica e quindi territorio da difendere.
Il Mezzacapo ben sapeva che l'isola, se presa da una adeguata forza nemica proveniente in particolar modo dal vicino Nord-Africa, poteva diventare una grande base logistica da cui lanciare massicci attacchi all'Italia. Del resto gli stessi fautori dell'unità d'Italia avevano individuato la Sicilia come obiettivo primario da occupare per il positivo proseguo della campagna di unificazione, e quindi da ex invasori erano ben consci di quanto fosse prioritario l’approntamento difensivo contro attacchi nemiche. A conferma della validità di tali tesi ed ipotesi e della loro reale applicabilità, questi concetti furono ripresi e messi in pratica in piena seconda guerra mondiale.
Arduo dunque il compito di difendere l'Italia peninsulare ed insulare, dato l’enorme sviluppo costiero e la posizione geografica. Era necessario edificare una rete nuove piazzeforti non troppo isolate, omogenee ed interdipendenti, dislocate nei punti ritenuti soggetti a potenziali attacchi e sbarchi nemici. La strategia Italiana di limitare la difesa alle zone ritenute importanti (porti ecc) facendo leva sullo studio attento della morfologia dei luoghi da fortificare, si rivelò l’unica soluzione ai problemi di cui sopra, e fu ripresa anche da altri stati europei che cominciarono un'opera di drastica riduzione del numero di piazzeforti, in certi casi davvero esagerato.
In seguito ai fatti del 1882 che portò ad un periodo di crisi che raggiunse il punto più caldo 5 anni dopo, vennero fortificati i punti sensibili più vicini alla Francia come la Maddalena, La Spezia, Genova a nordovest, a sud Messina intesa come area da fortificare in relazione al suo importante ruolo strategico nel Mediterraneo. Mentre in alcune città esistevano già fortificazioni appartenenti alle vecchie generazioni e che furono riadattate secondo nuovi criteri costruttivi o integrati in nuovi sistemi, in altre come Messina invece le opere furono edificate ex novo.
Nel frattempo la Francia indotta a più miti consigli dai febbrili armamenti dell’Italia, pensando alla grave responsabilità che avrebbe assunta di fronte all'Europa, timorosa di misurarsi con le forze riunite della triplice e comunque priva di un pretesto tale da giustificare una guerra, preferì non agire ed il pericolo di invasione svanì così come i dispetti commerciali, che terminarono definitivamente il 21 ottobre 1898 con un patto segreto tra l’Italia e la Francia.
Scampato il pericolo Francese molte fortificazioni Italiane, in particolare quelle della zona di confine con l’Austria, furono tuttavia riutilizzate o costruite ex novo nei primi anni del 900 (ad es. le piazzeforti del Friuli Venezia Giulia ecc), in previsione della prima guerra mondiale (periodo della grande potenza).
Molte di esse nonostante fossero state edificate qualche anno prima dello scoppio della grande guerra furono abbandonate prima o durante il conflitto, poiché non considerate sicure a causa dei materiali costruttivi ritenuti ormai obsoleti rispetto alla potenza delle artiglierie. A sud invece la piazzaforte di Messina e dello stretto in generale, servì al controllo e difesa da eventuali invasioni Ottomane durante i primi anni del 900 in occasione del breve conflitto Italo - Turco (29 settembre 1911 - 18 ottobre 1912), allorquando i Ministeri della guerra e della marina, consapevoli che il teatro delle operazioni si sarebbe allargato a tutto il bacino del Mediterraneo e al Mar Rosso, diedero ordine alle piazzeforti di Taranto e Brindisi ed alla difesa marittima di Messina, di mettersi in assetto di guerra nei riguardi del fronte a mare, e nel contempo ordinavano alle altre piazze e difese costiere di considerarsi nella posizione di allarme in tempo di pace.
La piazzaforte fu poi inserita nei vari piani di difesa già durante la grande guerra, nella quale alcune batterie entrarono sporadicamente in azione contro le incursioni di alcuni sommergibili tedeschi che operavano nella zona, e successivamente a cavallo degli anni 20 e 30 in ulteriori programmi difensivi.
A partire dalla metà degli anni trenta del 900, il sistema antinvasivo di fine 800 giudicato ormai vetusto e poco efficiente, fu di fatto sostituito dal nuovo fronte a mare, composto da opere più economiche meglio mimetizzate (elementi puntiformi defilati dall’avvistamento aereo) ed efficienti, che furono utilizzate in guerra sino al 1943.
Finita la guerra le batterie continuarono l’attività militare sino alla metà degli anni 80, come depositi munizionamento e materiale di artiglieria o vario.
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