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Strutture Moderne
La risposta dell’ingegneria militare all’inarrestabile evoluzione della artiglieria, scaturì con la produzione di 5 livelli di fortificazioni, diverse tra esse principalmente dal punto di vista strutturale e suddivise in due periodi principali specifici, compresi all’incirca tra il 1860 ed il 1898-1900 e dal 1900 in poi :
PRIMO PERIODO
prima generazione-1860-80
seconda generazione- 1880-98
SECONDO PERIODO
terza generazione- 1898-1904
quarta generazione- 1904 al 1913
quinta generazione - 1913
IL PRIMO PERIODO: 1860-1900: LA FORTIFICAZIONE POLIGONALE NON CORAZZATA
A questa prima categoria caratterizzata da un periodo piuttosto lungo,
appartengono le strutture poligonali a prova di bomba non corazzate con
artiglieria in barbetta. Come tutte le fortificazioni anteriori al 1900
sono costruzioni terrapienate protette esternamente da conci di pietra,
con all'interno ricavati i locali voltati a botte e pareti realizzate con
mattoni a cotto o roccia locale e rivestite con un leggero strato d'intonaco.
Le strutture murarie sono rinforzate con terra riportata negli interstizi
e sulle coperture, l’estetica è curata e richiama in un certo
qual senso lo stile delle fortificazioni rinascimentali. Non è presente
dunque il calcestruzzo, proprio delle strutture fortificate più giovani
concepite dagli inizi del 900 (salvo modiche apportate) sino a poco prima
e durante la grande guerra.
Esse sono il frutto di un’evoluzione graduale ma veloce delle tecniche,
partendo da strutture costituite da muri molto spessi in blocchi di pietra
a vista della prima generazione, per arrivare a quelle leggermente più
evolute, da ritenersi postazioni protette per artiglierie in barbetta dotate
di terrapieni protettivi sul fronte e fossati, caponiere, fuciliere ecc
per la difesa ravvicinata della gola.
Tuttavia a causa della continua evoluzione ed il potenziale distruttivo
delle artiglierie, già compromessa negli anni 80 dell’ 800
a causa dell’introduzione dei proietti a frammentazione, degli esplosivi
ad alto potenziale col quale venivano riempiti i proiettili (acido picrico-1888)
e dei nuovi e grossi calibri, la generazione delle fortificazioni poligonali
del primo periodo e quindi di prima e seconda generazione, fu giudicata
obsoleta (non resisteva alle sollecitazioni della trazione) e definitivamente
superata a partire dalla fine dell’800 - primi 1900 dalle più
giovani generazioni, profondamente diverse sia strutturalmente che esteticamente.
IL SECONDO PERIODO- 1900 IN POI
LA FORTIFICAZIONE CORAZZATA: EVOLUZIONE E DECLINO
L’inizio del secondo periodo fu anch’esso caratterizzato dalle
ulteriori veloci migliorie apportate nella progettazione delle nuove fortificazioni,
che necessitavano di una maggiore protezione orizzontale. In un primo momento
si effettuarono modifiche rivestendo le vecchie opere secondo tecniche
antideflagranti, aggiungendo uno strato di calcestruzzo di circa un
metro di spessore sulla struttura principale, separata da un altro metro
si sabbia.
In questo modo i proiettili venivano arrestati e fatti esplodere dalla protezione
in calcestruzzo, mentre alla sabbio spettava il compito di smorzare l’onda
d’urto evitando danni alla struttura. (un esempio di rilievo è
dato dalla batteria antinave Saint Bon di Taranto, edificata ex novo
nel 1909, armata con 6 pezzi da 28 cm L a tiro indiretto).
Ma in sostituzione delle vecchie fortificazioni dotate di protezioni ormai
inefficaci, rispondevano già dai primi del 900 le opere “blindate”
del secondo periodo, precisamente della terza, quarta e quinta generazione
(queste ultime addirittura scavate direttamente nella roccia). Nelle zone
di confine del nord Italia a causa della crisi dei rapporti con l’Austria-Ungheria
ed in previsione della prima guerra mondiale, vennero progettate e costruite
(o rimodernate) nuove opere utilizzando il modello del padre della scuola
dei forti corazzati (1888) il generale Belga Henry Brialmont, ripreso
In Italia dal gen. Enrico Rocchi capofila della scuola Italiana.
Si trattava di fortificazioni composte da un blocco principale in calcestruzzo
alla prova, di forma rettangolare ad uno o più piani sempre addossato
alla roccia da cui sporgeva. La struttura era interamente realizzata in
calcestruzzo rinforzato con travi d’acciaio e coperture di tre metri
di spessore e dotata di artiglierie non barbetta o in casamatta,
bensì, con l’intento di configurarle come "corazzate
terrestri", protette da corazze frontali e cupole girevoli
(in acciaio) a comando elettrico dello spessore di 150 o 250 mm, che proteggevano
le artiglierie da sollecitazioni verticali, ed in grado di ospitare obici
da torre e cannoni generalmente da 100, 120 o 149 mm.
Tali sistemi benché possenti erano destinati ad essere già
superati nel giro di pochi anni. Ciò perché già dal
1911 furono utilizzati i primi aeroplani da guerra i quali molto
più efficaci dei palloni aerostatici e dei dirigibili, stravolsero
le strategie e le tattiche militari sino ad allora utilizzate. Ciò
infatti portò ad una ulteriore rivisitazione delle tecniche costruttive
delle fortificazioni, ed allo studio e utilizzo di sistemi di mimetizzazione
e di armi contraeree utili a combattere il nuovo nemico proveniente dall’alto.
L’impiego ufficiale dell’arma aerea (1914) come strumento di
osservazione ed offesa (sostituì la cavalleria), diminuì difatti
ulteriormente e drasticamente il potenziale difensivo - offensivo di tutte
le fortificazioni antiche o moderne che fossero. Ma la causa principale
del declino di tali fortificazioni fu l’ulteriore ed inarrestabile
evoluzione delle artiglierie terrestri e navali insieme ai sistemi di individuazione
e puntamento, che indebolirono drasticamente la fiducia iniziale sulla tenuta
delle opere contro i nuovi grossi calibri.
Proprio la guerra confermò i timori, dimostrando palesemente che
questa tipologia di opere in calcestruzzo a strati compressi, ma spesso
privo di armature in ferro, poteva resistere al massimo ai tiri delle artiglierie
da 280 mm, ritenute le bocche da fuoco più grosse trasportabili sui
terreni accidentati di montagna, e non ai nuovi mortai d’assedio
Skoda da 305, 350, 381 e 420 mm austriaci e tedeschi (capaci di perforare
oltre 1,6 m di cemento armato,) i cui forti però dovettero affrontare
le stesse problematiche tecniche e condividere lo stesso destino di quelli
nemici. Svanì così la fiducia nelle fortificazioni corazzate,
in molti casi facilmente ridotte a ruderi o impressionanti groviere dalla
potenza delle artiglierie.
A ciò si aggiunsero i cambiamenti dovuti allo sviluppo evolutivo
della tecnologia militare nonché delle strategie e tattiche di guerra,
che evidenziavano come il combattimento statico imposto dalle opere fortificate
non rappresentasse più una soluzione risolutiva di un conflitto,
qualora il difensore non avesse avuto a disposizione valide forze mobili
per il contrattacco.
Fu così dunque che tali corpose e ingombranti fortificazioni, facili
obiettivi sia da terra che dall‘aria, furono sostituite (a partire
del 1913) dalle opere della quinta generazione, più che altro composte
da gallerie e ricoveri scavati direttamente nella roccia allo scopo di sottrarsi
agli ormai insostenibili colpi delle artiglierie. Ma in molti casi non vi
fu tempo per edificare questa nuova generazione di opere, poiché
l’avvento della conflitto e la fulminea evoluzione della potenza delle
artiglierie, non lasciò il tempo necessarie a ciò, provocando
l’abbandono (prima e durante la guerra) delle fortificazioni edificate
qualche anno prima, ma già ritenute non sicure nonostante le modifiche
apportate.
La conferma sarebbe arrivata con lo scoppio del secondo conflitto mondiale,
che segnò il definitivo passaggio dalle strategie belliche statiche
a quelle dinamiche. Si passò cioè dalla guerra di posizione
e sostanzialmente di trincea, a quelle di movimento su più fronti.
Subito dopo la prima guerra mondiale furono di conseguenza ideati i fronti
a terra e le moderne linee fortificate permanenti o campali rinforzate,
composte da fronti fortificati continui, composti da opere di dimensioni
molto contenute, allo scopo di sottrarsi efficacemente all’avvistamento
ed all’offesa terrestre ed aereo nemico. Si trattava di sistemi
fortificati ipogei o di superficie di frontiera, progettati a partire
dagli anni 20-30 del 900 (vallo Alpino, Linea Sigfrifo, Linea Maginot, Vallo
Alantico ecc), detti anche sbarramenti alpini ad opere staccate. Nelle aree
costiere invece sorsero i fronti a mare moderni, costituiti da schieramenti
di batterie costiere (antinave ed antisbarco) permanenti, ben mimetizzate.
(ad es. il Vallo Atlantico). Sono sostanzialmente questi i motivi
principali per cui le imponenti fortificazioni statiche edificate negli
ultimi due secoli furono rapidamente disarmate, dismesse ed abbandonate,
ed avendo perso nel tempo la valenza e l’efficacia militare originaria,
sostituite da nuovi sistemi difensivi come i Fam ed i Fat.
Strutture Moderne