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Strutture Moderne
Cioè faccia di un'opera opposta al fronte d'attacco
che corrisponde all'ingresso ed alla parte scoperta chiamata "difensivo".
Si tratta della zona predisposta al controllo e all’utilizzo eventuale
di armi di piccolo e medio calibro contro aggressioni e assalti
ravvicinati, nonché ad ospitare tutte le attività necessarie
al funzionamento della struttura (depositi, cisterne, magazzini vari, ecc).
Le parti in muratura sono appunto scoperte e visibili, caratterizzate dalla
presenza di un corpo di guardia esterno all’opera, la spianata, il
fossato secco camiciato, (elemento indispensabile per la difesa di
questa tipologia di fortificazione appiattita quasi a scomparire dentro
il terreno), un ingresso con portone corazzato preceduto da un ponte
levatoio a contrappesi, cioè basculante, ovvero dotato
di pesi collegati a due staffe (regolabili) sulla parte posteriore, in modo
da alzarsi automaticamente se non bloccato, mura dotate di aperture per
fucileria ed infine la caponiera a 3 facce posta all’estremità
(quella più esposta) laterale della gola dell' opera stessa, allo
scopo di difendere con tiro di infilata radente generalmente su 2
ordini (ma anche uno), il fossato o l’esterno del muro di scarpa di
quella parte della fortificazione ritenuta più scoperta e perciò
soggetta a potenziali incursioni.
I magazzini di munizionamento possono trovarsi distanti o meno dalla linea
di fuoco, a seconda della conformazione e delle dimensioni della struttura.
In molti casi i depositi sono fuori opera, in alcuni addirittura ipogei
e di grosse dimensioni.
Fondamentale la funzione di tutti gli ambienti adibiti al trattamento del
materiale esplosivo, organizzato e funzionante in maniera impeccabile per
mezzo dei locali "preparazione cartocci e caricamento granate",
di solito ubicati lungo i fianchi della struttura, nonché dei "magazzini
da polvere", dotati di pavimentazione in legno poggiante su piccoli
pilastri in muratura, quindi sollevata dal piano di fondo al fine di preservare
dall’umidità le polveri da sparo, dai quali poi venivano portati
alle riservette di pronto impiego presso il terrapieno di combattimento
a mezzo carrelli elevatori, ossia montacarichi funzionanti a manovella.
Il deposito del materiale esplosivo veniva effettuato secondo precise indicazioni
riguardanti ad es. il numero dei proietti, la quantità di polveri,
la tipologia di granata ecc Esso era introdotto nei magazzini tramite un
sistema di trasporto su binario (non sempre) sul quale scorreva un carrello,
venivano depositate chiuse in casse regolamentari, le polveri da fuoco,
le spolette, i cartocci, gli inneschi ecc, necessari
al funzionamento delle artiglierie. I locali adibiti a deposito del materiale
pericoloso sono contornati da un' intercapedine di sicurezza con sviluppo
a "Z" o "a baionetta" avente doppia funzione: la prima
appunto di sicurezza, relativa al fatto di poter spezzare un’eventuale
l’onda d’urto e proteggere da schegge e residui derivanti da
esplosioni accidentali, la seconda di ventilazione, ottenuta ricevendo aria
da aperture poste nella muratura perimetrale dei locali e dotate di porticine
in ferro per regolarne il flusso. L' illuminazione era resa possibile da
apposite nicchie munite di sportello e di vetro in cui si collocava una
lampada a riflettore parabolico.
Data l’ubicazione in zone molto spesso molto elevate ed il materiale
altamente esplosivo contenuto, era fondamentale la protezione antifulmine
delle batterie, composta originariamente dallo spandente, ossia una
maglia barra di rame che scaricava tramite un cavo di messa a terra l’energia
delle scariche elettriche. In epoche più recenti tale sistema è
stato sostituito e migliorato ricoprendo per intero le strutture con una
griglia metallica parafulmine, funzionante secondo il sistema della gabbia
di Faraday, cioè un metodo di schermatura da campi elettromagnetici
di una porzione di spazio, mediante superficie metallica discontinua a reticolato
o gabbia. Esso permetteva la protezione della struttura dalle scariche elettriche,
scongiurando il pericolo di esplosioni.
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