Si tratta di piccole opere risalenti alla metà degli anni 30, inizi 40, tecnicamente detti telegoniometri od osservatori di batteria, cioè strutture dotate di strumenti idonei all’individuazione di mezzi navali ed alla conseguente misurazione dei dati relativi alla distanza, velocità ecc. degli stessi. Il compito era quello di coadiuvare le batterie nelle attività di controllo e difesa. Non casuale infatti l’ubicazione strategica sulle colline sovrastanti gli ingressi dello stretto di Messina, con compiti di sorveglianza diretta. Non hanno infatti feritoie o aperture varie, ma un unico grande spazio d’osservazione frontale a 180°.Le pareti esterne erano un tempo colorate con vernice mimetica policroma rossa e gialla o verde, mentre il tetto era solitamente ricoperto con terreno inerbito. L’interno è costituito generalmente da un solo ambiente, sporadicamente da due separati, mentre appena dietro lo spazio di osservazione si nota ancora la colonnetta sul quale veniva poggiata la strumentazione. Lo stato di conservazione d i tali opere è in buona parte ottima.