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Strutture Moderne
IL CONTESTO STORICO: LA FORTIFICAZIONE DEI CONFINI NORDORIENTALI E NORDOCCIDENTALI
Dal 1866 in poi anche la confusionaria politica estera
Italiana versava in uno stato di stagnazione, l'unico fatto appurato era
costituito dalla fine dei rapporti amichevoli con la Francia ed un avvicinamento
con il vecchio nemico Austroungarico. L'Italia era dunque alla ricerca di
nuovi alleati, ed ambiva al pari dell'Inghilterra ed altri stati europei
a diventare ad ogni costo attraverso il totale controllo del bacino del
Mediterraneo, una potenza navale militare e commerciale. Tuttavia.Dal 1866
in poi anche la confusionaria politica estera Italiana versava in uno stato
di stagnazione, l’unico fatto appurato era costituito dalla fine dei
rapporti amichevoli con la Francia ed un avvicinamento con il vecchio nemico
Austroungarico. L’Italia era dunque alla ricerca di nuovi alleati,
ed ambiva al pari dell’Inghilterra ed altri stati europei a diventare
ad ogni costo attraverso il totale controllo del bacino del Mediterraneo,
una potenza navale militare e commerciale. Tuttavia la politica colonialista
Italiana si rivelerà un fallimento, con enormi danni economici al
paese e coronato da sanguinose sconfitte militari in Africa, da quella di
Dogali nel 1887 a quella dell'Amba Alagi del 1895, sino all’ultima
pesantissima di Adua o meglio Abba Garima il 1° marzo 1896 e
la conseguente pace di Addis Abeba (cui seguì tra l’altro
una riappacificazione con la Francia), che pose la parola fine al fallimentare
colonialismo italiano di fine 800, tuttavia rivitalizzato a partire dai
primi del 900 e culminate con la breve guerra Italo-turca del 1911-1912.
Già all’indomani dell’unità d’Italia ed
in particolare dopo la conquista di Roma (20 settembre 1870) e le costanti
controversie con alcuni stati Europei, il neo stato Italiano doveva creare
una propria organizzazione militare, sostituire i vecchi armamenti, allestire
una vera flotta e definire le posizioni strategiche da fortificare. Tale
periodo era caratterizzato da un‘infinita serie di complessi ed intricati
accordi e disaccordi tra le varie potenze Europee, unite tutte però
dall‘intenzione in un modo o nell’altro di controllare il continente
Africano e di conseguenza il Mediterraneo con i suoi sbocchi.
In un primo momento i generali dello Stato Maggiore si convinsero della
necessità di considerare la costruzione di un elevato numero di fortificazioni
in tutta Italia, secondo fasi e periodi storici differenti e conseguenti
tra essi. In origine La minaccia principale per l’Italia era costituita
comunque (già dal 1848 ed in particolare dal 1860 in poi) dall’
Austria-Ungheria, perciò inizialmente era stato deciso che la penisola
Italiana fosse irta di opere fortificate, fortezze e campi trincerati in
zone particolarmente “calde” come appunto il confine orientale.
Il Governo varò quindi alcuni piani di fortificazione delle frontiere,
precisamente un Primo Piano Generale di Fortificazione il 2 agosto
1871, un altro nel 1874 ed infine un terzo nel 1882. Furono costruite due
cinture di fortificazioni al di qua e al di là del confine, con obiettivi
contrapposti; mentre nel 1880 gli ingegneri austriaci completavano la costruzione
del campo trincerato di Trento e dei forti siti sugli altopiani di
Lavarone e Asiago, l'Italia cominciò anche se in ritardo una serie
di nuove opere costituenti il sistema difensivo chiamato "linea
delle Alpi", che si sarebbe esteso lungo tutto l'arco alpino. Iniziarono
a sorgere in tutti i settori di confine nuove strade militari e ricoveri
per la truppa insieme alle tagliate (sbarramenti stradali) ecc, seguite
in un secondo tempo dalle postazioni di artiglieria di sbarramento dei fondovalle
utili anche a battere i lontani punti di raccolta degli eventuali invasori.
(Tale insieme di opere sarà poi affiancato dalle fortificazioni corazzate
edificate dagli inizi del 900 in poi).
I piani di fortificazione privilegiavano così la difesa delle frontiere
terrestri (arco Alpino), limitando la difesa costiera quasi esclusivamente
ai soli porti ritenuti strategici ed idonei a contrastare un eventuale attaccante
e relativo sbarco di truppe e materiale logistico, i mezzi di allora non
erano infatti concepiti per effettuare sbarchi in massa su spiagge aperte
non attrezzate.
In particolar modo nella prima serie delle totali centoundici riunioni il
Comitato di Stato Maggiore, presieduto dal generale Luigi Mezzacapo,
prese dettagliatamente in esame la difesa della frontiera nord est a protezione
di quell’area da invasioni Austriache, ponendo la linea difensiva
avanzata sul letto del fiume Piave e considerando la fortificazione delle
città di Venezia e Mestre. Una situazione precaria per uno stato
come l’Italia, che doveva guardarsi da potenze limitrofe come l’Austria
e la Francia.
Nel 1881 con il pretesto dell'intervento di tribù Tunisine in Algeria,
la Francia inviò nel paese un corpo di spedizione in Tunisia e successivamente
con il trattato del Bardo (12 maggio) impose al paese il proprio
protettorato, deludendo le speranze dell'Italia che sperava di estendere
il suo potere nella regione, soprattutto in virtù del gran numero
di Italiani che vi risiedevano. L’occupazione Francese di Tunisi fu
giudicata come “una pistola puntata al petto dell’Italia”,
dunque fatto grave da parte di una potenza come la Francia che estendeva
così il controllo ad un settore del Mediterraneo molto importante
e che tra l’altro minacciava di estendersi ancora, pregiudicando per
sempre il controllo Italiano dell’intero scacchiere, inteso dall’allora
P. del Consiglio Crispi, come “il campo d’azione della
nuova Italia”. Tali decisioni per le quali era necessario aumentare
le spese per gli armamenti, portarono ai cosiddetti “dazi protezionistici”
che provocarono ritorsioni culminanti con la rottura dei trattati con la
Francia, detta “guerra doganale”.
Il 20 maggio del 1882 (nel luglio del 1882 l'Italia respinse la proposta
inglese di un intervento militare in Egitto) fu dunque firmato un trattato
“di natura essenzialmente conservatrice e difensiva”, la Triplice
Alleanza insieme alla Germania e la stessa nemica per eccellenza Austria-Ungheria
(l’intesa venne rinnovata nel 1887 anno della prima batosta del 27
gennaio a danno dell’esercito Italiano a Dogali, e prolungata segretamente
sino al 3 maggio 1915 in piena prima guerra mondiale, allorquando l'Italia
poté rivendicare il carattere difensivo dell'alleanza e non intervenire,
fin quando, avvicinatasi all'Intesa col segreto patto di Londra, denunciò
ufficialmente la Triplice alleanza
L’alleanza che tra l’altro fu la più duratura cui l’Italia
rimase legata, nonché un patto molto più complesso ed intricato
di quanto possa sembrare, era stato opportunamente stretta da tali (ogni
punta antinglese era stata accuratamente evitata) potenze per difendersi
da un'eventuale aggressione Francese. Isolata in Europa sul piano diplomatico,
impotente a contrastare la Francia e l'Austria, l'Italia dovette unirsi
alla Germania di Bismarck e all'Austria sua alleata.
Il Trattato che aveva scadenza di sei anni e fu rinnovato nel 1887-1891-1896
-1902 con l’inserimento di nuove clausole e modifiche, rimase come
già affermato ufficialmente segreto fino alla prima guerra mondiale.
Nonostante tale alleanza politica e militare, i dubbi e soprattutto la diffidenza
reciproca avrebbero portato negli anni successivi entrambi gli stati a fortificare
i punti strategici con potenti manufatti blindati. Furono infatti costruite
due cinture di potenti (e costose) strutture artificiali fortificate al
di qua e al di là del confine, con obiettivi contrapposti.
In questo contesto il governo Italiano dovette quindi controllare e fortificare
da un lato il confine con la Francia, dall’altro quello con l’Austria-Ungheria
con la quale nonostante il patto le diffidenze reciproche erano assai forti,
e vennero poi palesate il 23 maggio 1915 proprio con la dichiarazione di
guerra Italiana all’ex alleato nella Triplice Alleanza.
Furono perciò edificate e riorganizzate numerose opere militari più
vicine al confine Francese (nordovest) in modo da evitare un’eventuale
invasione, poiché il settore di confine nord-occidentale, con la
perdita anni addietro della Savoia e delle sue strutture difensive, si presentava
pressoché sguarnito ed aperto, ed a causa delle sempre più
insistenti notizie sull'intenzione della Francia di attaccare l'Italia,
si incominciarono ad impartire le disposizioni tendenti ad impedire qualsiasi
sorpresa per terra e per mare e fu stabilito il piano di difesa. In tutta
l’Italia vennero dunque edificate o riassettate piazzeforti a difesa
da invasioni Francesi, da ritenersi comunque "fantascientifiche".
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